
La cultura bistrattata
In qualsiasi media, oggi, quando si parla di cultura si prendono in considerazione, giustamente, le materie umanistiche come la storia, l’arte, l’architettura, la letteratura… raramente le materie tecnico-scientifiche come la fisica, l’astronomia e la geologia, spesso narrate in maniera sensazionalistica, ma mai la disciplina che è alla base di tutte le altre e chiave dei segreti più reconditi dell’universo: “La matematica”. La matematica, in tutte le sue discipline, ha un qualcosa di trascendentale: è l’unico linguaggio che non ammette interpretazione ed è uguale per tutti, indipendentemente dalla nazionalità del fruitore. Come detto precedentemente, è la base di tutto: permette di descrivere fenomeni dai più semplici ai più complessi, permette di descrivere oggetti che nel nostro universo non esistono (come l’ipercubo…) ma soprattutto, se presa nella sua forma più pura e astratta, ci si rende conto che c’è del divino, ovvero la perfezione che nella realtà non si può mai replicare perfettamente. Detto questo, che è una brevissima riflessione sull’importanza intrinseca e oggettiva della matematica, la domanda che voglio porvi è: come mai viene bistrattata dagli amici umanisti che, a differenza degli uomini di scienza e della tecnica (i quali considerano tutta la conoscenza cultura), non considerano cultura ciò che non esce dalle loro accademie? Forse hanno i paraocchi, o hanno paura di ciò che non comprendono, oppure hanno qualche complesso di inferiorità?